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Petizione del padre di una vittima dei kamikaze contro il film «Paradise now»

IL Tempo.it:                                                             domenica 26 febbraio 2006

Yossi Zur: «I riconoscimenti internazionali alla pellicola sono un premio al terrore e la legittimazione dell'omicidio di mio figlio»

 

YOSSI Zur è il padre di Assaf, un ragazzo di 16 anni ucciso il 5 marzo 2003 da un attentatore suicida a Haifa, una città sulla costa israeliana. Yossi Zur ha scritto questo articolo a gennaio, dopo aver saputo che il film palestinese «Paradise Now» aveva vinto il premio dei Golden Globe come miglior film in lingua straniera, scelto dalla Associazione della Stampa Estera di Hollywood. di YOSSI ZUR Mio figlio Assaf non aveva ancora compiuto 17 anni quando è stato ucciso in un attacco terroristico in Israele il 5 marzo 2003. Quest'anno, proprio nel giorno del terzo anniversario della sua morte, la Academy of Motion Picture Arts and Sciences potrebbe premiare con un Oscar un film molto pericoloso. Questo film si chiama «Paradise Now». Il film, nominato come Miglior Fim in Lingua Straniera dell'anno, segue il cammino di due giovani palestinesi dal momento in cui decidono di diventare attentatori suicidi fino a quando uno dei due sale su un autobus pieno di persone a Tel Aviv. «Paradise Now» è una produzione professionale, realizzata con una grande attenzione per ogni dettaglio. Allo stesso tempo, questo film è un'opera estremamente dannosa, non solo per Israele ed il Medio Oriente, ma per il mondo intero.

 

Mio figlio Assaf frequentava il penultimo anno di liceo, studiava scienze informatiche, quando un giorno dopo la scuola è salito su un autobus per tornare a casa. Durante il tragitto, un attentatore suicida da Hebron, un ragazzo di 21 anni, anche lui studente di scienze informatiche, è salito sul suo stesso autobus e si è fatto esplodere. Delle 17 persone rimaste uccise, nove di loro erano ragazzi che tornavano da scuola che avevano meno di 18 anni. Assaf è stato ucciso all'istante. Sono andato a vedere «Paradise Now» per cercare di capire che tipo di messaggio volesse trasmettere. Il messaggio è forse che l'assassino è un essere umano e come tale è degno della nostra solidarietà come lo sono le sue vittime? No, egli non lo è. O forse ha qualche dubbio? No, non ne ha. Dopo tutto, egli è così sicuro della sua missione che è pronto a uccidere se stesso a fianco delle sue vittime. O forse, ho pensato, il film vuole trasmettere l'idea che sono gli israeliani i veri colpevoli di quest'azione così terribile, di questo fenomeno degli attacchi suicidi. Se ciò fosse, gli israeliani sono colpevoli per attacchi terroristici di simile natura, come quello contro il World Trade Center a New York, quello nella discoteca di Bali, negli alberghi di Amman, nei negozi in Turchia, nei ristoranti in Marocco, nella metropolitana di Londra, nei treni in Spagna e tanti altri ancora? Che cosa rende «Paradise Now» meritevole di questa prestigiosa candicatura? In un momento in cui Hamas, un'organizzazione terroristica dedicata alla distruzione di Israele, ha vinto una significativa vittoria nelle elezioni legislative palestinesi, e il presidente iraniano ha dichiarato pubblicamente il suo desidero di «cancellare Israele dalla mappa», che tipo di messaggio vuole trasmettere la Academy Award al miliardo di telespettatori di tutto il mondo?

 

I critici dello spettacolo che hanno scelto di fare onore a questo film, l'avrebbero comunque elogiato se fosse stata la storia di giovani ragazzi sauditi che si trasferiscono negli Stati Uniti, imparano a volare e completano i preparativi spirituali islamici per la loro sacra missione di schiantare aeroplani nelle Twin towers e nel Pentagono? Avrebbero osato candidare all'Oscar una tale versione di «Paradise Now»? Il film cerca di trasmettere il messaggio che gli attentatori suicidi sono una tattica legittima per coloro che sentono di aver esaurito tutti i loro mezzi per una resistenza. Ma un omicida-suicida che sale su un autobus e toglie la vita a 15 o venti persone innocenti, o che cammina per una città portando un'arma nucleare, biologica o chimica e uccide 10.000 o addirittura 100.000 persone, è ancora una tattica legittima? Dove si pone il limite? Il mondo dovrebbe porre il limite. Mio figlio non aveva ancora 17 anni, amava il surf e la musica pop. Adesso non c'è più perché un attentatore suicida ha deciso che farsi esplodere su un autobus pieno di bambini è in qualche modo un'azione legittima.

Premiare con un Oscar un film come «Paradise Now» non farebbe altro che coinvolgere la Academy of Motion Picture Arts and Sciences in una catena del terrore che cerca di giustificare questi atti orrendi, che le vittime siano 17 o 17 mila.

 

(Traduzione di Giordana Grego)



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