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I due islamici intercettati "Facciamo saltare la diga di Tramonti"

La Tribuna – di Treviso

 

 

Far saltare la diga di Tramonti, in Friuli. Di questo avevano discusso, intercettati, il marocchino Mohamed Essadeck, residente a Gaiarine, e il tunisino Miri Sghaier, residente a Manzano, espulsi dal ministro Maroni perché pericolosi «per la sicurezza nazionale». Per quella conversazione i due vennero indagati. Ma per la Procura di Trieste non andarono oltre le parole. Parole sufficienti però al ministro Maroni che, nelle cinquanta righe del decreto di espulsione, a proposito di Essadeck parla anche di attività di reclutamento per Al Qaeda.

 

Parlavano della diga di Tramonti e dicevano che l'avrebbero fatta saltare in aria, provocando in Friuli un disastro e una strage non dissimili da quello del Vajont. La massa d'acqua avrebbe spazzato via Meduno, Sequals, Spilimbergo, finendo con una immensa ondata nel Tagliamento.

Lo si apprende da fonti della Direzione distrettuale antimafia di Trieste, titolare dell'indagine che ha portato infine all'e spulsione dei due nordafricani, Mohamed Essadek che viveva in provincia di Treviso e il tunisisno Miri Sghaier, 34 anni, residente a Manzano (Udine).
 
I discorsi telefonici con cui i due immigrati discutevano anche con altre persone residenti in Nordafrica del progetto di far saltare in aria la diga, sono stati intercettati dagli investigatori della dda antimafia di Trieste.

Parlavano anche dell'effetto propagandistico che sarebbe seguito all'esplosione e al disastro e sostenevano «che il credente è legittimato a concludere con il martirio il proprio percorso di vita spirituale».

I due nordafricani, ora espulsi nei rispettivi Paesi di origine, sono stati pedinati e monitorati 24 ore su 24 dagli uomini dell'a ntiterrorismo e della Digos di Pordenone: scopo dichiarato quello di capire se fossero andati già oltre le generiche e deliranti dichiarazioni di intenti, lavorando per attentare in concreto alla diga.

Anche la vigilanza attorno all'enorme struttura in cemento armato è stata intensificata a scopo precauzionale.

I nomi dei due islamici sono stati annotati sul registro degli indagati della Procura di Trieste e il pm Giorgio Milillo ha verificato se singolarmente o con altri eventuali complici avessero compiuto o stesero per compiere ricognizioni attorno al lago di Tramonti, scattando fotografie della valle, studiando i dettagli delle strade di accesso, acquistando carte topografiche o cercando informazioni sugli esplosivi e sugli inneschi per abbattere la diga.
 
Nulla di concreto è emerso: solo quelle intercettazioni e quei discorsi a ruota libera. L'inchiesta, dopo quasi due anni di intercettazioni e pedinamenti a vuoto, è stata archiviata.

«I due nordafricani non sono stati arrestati perché non erano stati raccolti gli elementi richiesti dal Codice di procedura per agire in questo modo» ha affermato ieri il procuratore capo di Trieste Michele Dalla Costa.

(24 marzo 2009)



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